A life in function of “Love”

“Vivere in funzione delle proprie passioni, al pari di una banderuola in balia del vento, implica l’adozione di uno stile di vita che impone di arretrare davanti al corso naturale delle cose, poiché ciò comporta una cieca subordinazione alla natura. La vita passionale è insofferente di ogni costrizione, di qualsivoglia origine, cosicché, non senza ironia, finisce per intralciare il proprio senso istintivo della libertà.”

Yukio Mishima, “Neve di primavera”

“Non solo ciò che l’uomo definisce -amore- ci priva di ogni qualsivoglia forma di decoro, ma ci rende insofferenti proprio per il fatto che diventiamo come burattini ansiosi di esser manovrati dai fili della passione verso quella che può considerarsi la meta finale: la passione intesa nel senso più materiale. Anche avendo davanti l’oggetto del nostro desiderio diventiamo incapaci di resistere al fuoco che lentamente ci logora l’anima, per essere placato momentaneamente solo nell’attimo di voluttà massima, per poi ridestarsi più forte di prima. Per questo molti intellettuali definiscono l’amore come -qualcosa di superiore all’uomo-, poiché superiore alla volontà dello stesso. Coloro che invece agognano per tutta la vita un’esistenza puramente scandita dai sentimenti si trovano a dire: -L’amore è la cosa più bella che esista- in quanto è risaputo che le cose più belle sono sempre le più lontane da noi. Ma la cosa più comica di tutto ciò è che nessuno sa come sottrarsi realmente ai propri sentimenti. Ti ci puoi opporre, puoi far finta di niente o rinnegarli fino a convincerti di esserci riuscito, ma poi, giunta la resa dei conti, che sia con sé stessi o con l’oggetto di tanto desiderio/repulsione, non ci riusciamo a sottrarre in alcun modo ai sentimenti e al desiderio. Anzi, se represso, si manifesterà sicuramente nella forma più improbabile e a noi meno gradita. Dunque a coloro che soffrono per amore suggerisco di esternare i loro sentimenti, a chicchessia, ed infine all’oggetto di tanta sofferenza, per porre fine a quest’ultima o per darle un dolce nuovo inizio. A coloro invece che sono follemente innamorati, invece, do quest’altro consiglio: non gabbatevi di coloro che sono stati più sfortunati di voi nell’adempire alla loro voluttà, poiché voi stessi state soffrendo come, se non di più di loro, senza nemmeno accorgervi di ciò e di conseguenza senza possibilità alcuna di porvi rimedio. Quando un amore finisce, infatti, si soffre perché non lo si è potuti prevedere prima e tutta la voluttà repressa (sempre presente, purtroppo!) va a colpire il nostro cuore e la nostra mente come fosse una freccia invisibile ma dalla punta dannatamente affilata.”

Dave (me ^^)

Una Risposta to “A life in function of “Love””

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