Febbre, Nebbia e Nostalgia

E’ il secondo giorno che sono a casa convalescente e mi sembra già un’eternità. Ieri sera ho raggiunto 39 di febbre, allorché ho pensato: “ne verrà fuori un bell’articolo.” Ed eccomi qui a scriverne. Ho dormito relativamente bene stanotte, immerso com’ero in migliaia di pensieri confusi. Si dice che chi pensa troppo durante la notte non riesca a dormire, beh nel mio caso è sempre stato il contrario. Come ci si può addormentare con la mente totalmente sgombra? Non ci si può addormentare, e quindi perdersi, in un luogo che non esiste: se non esiste, non ci si può né perdere né trovare sè stessi e allora non ci si può certo addormentare. Questa mattina mi sono alzato con la convinzione che fossero le 9, dimentico del fatto che la mia sveglia è avanti di un’ora, quindi erano le 8. Beh, troppi pensieri portano anche a questo! Barcamenandomi per le scale sono riuscito ad arrivare in cucina, dove ho potuto degustare, seppur con l’amaro tipico della malattia in bocca, un buon pezzo di strudel alla cioccolata e un immancabile tè. Ah, la cioccolata! In condizioni normali non ne vado affatto pazzo, anzi, cerco di evitarla! Ma da quando mi sono ammalato è come se si fosse risvegliato in me un piacere nascosto… che strano. Mi sono provato la febbre: 38. “Bene!” Si fa poi per dire, è comunque febbre e io non sto affatto bene. Ho preso le dovute medicine e sono tornato in mansarda. Ho aperto la finestra, non senza che un brivido destasse i miei sensi assopiti, e ho dinnanzi a me si è presentato uno spettacolo malinconico e inusuale. Solitamente mi alzo molto presto e vedo il paesaggio ricoperto di nebbia, mentre stamane ho visto qualcosa che per qualche ragione a me oscura, mi è piaciuto: il paesaggio non era completamente ricoperto dalla nebbia ed essa se ne stava andando, verso un cielo totalmente bianco, adeguato al mio stato d’animo. Poi, come son solito fare, ho acceso il telefono e ho notato che avevo ricevuto un messaggio da colei che amo, la sera prima. Era pieno di parole dolci e mi sono seriamente commosso. Per un momento ho dimenticato la malattia e quel cielo così bianco e mi sono buttato a capofitto nei miei pensieri. Quanto mi manca lei! Forse è questo che mi rende così malinconico, non la malattia, ma il non poterla vedere. E se entro sabato non sarò ancora guarito, dovrò aspettare un’altra settimana per trovarmi solo con lei… che pensiero orribile! Il mio stato d’animo è un coacervo di rabbia, tristezza, amore ed egoismo. Che egoista sono! Ignorare il mio corpo e la malattia per pensare alla mia anima… illudendomi che la colpa di tanto dolore fisico non sia della malattia ma dalla nostalgia verso quella meravigliosa creatura. E’ in questi momenti che sento il mio corpo così lontano dalla mia anima, sono evidentemente due cose distinte. La mia anima vorrebbe separarsi dal corpo e correre verso colei che la mia anima possiede, mentre il mio corpo, dispiaciuto, mi dice: “E’ inutile, sei troppo debole.” Perché mai l’anima dev’essere così vincolata al corpo?! Ma forse questi pensieri non fanno altro che aggravare la mia situazione, devo dunque cercare di pensare alla guarigione del corpo, ma non sarebbe anch’essa una forma di egoismo? La soluzione per me è scrivere. Perdermi in questo mare di parole inutili non mi farà star meglio, ma se perdersi nei pensieri è pericoloso e perdersi nel corpo è inutile, allora mi perderò nelle parole, sperando che intanto il mio corpo e la mia anima si riconciliino.

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