Capitolo due (Bright Fog)

2
David Ingstad

Il resto della serata proseguì meravigliosamente e “l’ispettore Swan” fu contento di vedermi tornare a casa ad un orario accettabile. Continuavo però a non capire l’atteggiamento di Edward… comunque smisi di pensarci e mi ascoltai un cd di Debussy che mi aveva prestato il mio cavaliere quella sera. “Questo è decisamente meglio della robaccia di cui mi hai parlato..” Furono queste le sue ultime parole prima di sfrecciare via, giusto una frazione di secondo prima che mio padre mi aprisse la porta di casa. “Tutto bene, Bella?” Suonavano così antisonanti le sue parole… era evidente che si aspettasse un “No” in risposta per farla pagare a Edward, qualsiasi cosa avesse fatto… tuttavia, anche volendo, non avrebbe avuto possibilità contro di lui, quindi perché mentire? “Sì papà, tutto bene.” Dunque mi recai in camera mia e dopo una salutare doccia calda… il cd. Le note di quella meravigliosa melodia mi riempivano la mente di pensieri un momento prima e un momento dopo mi compariva la sola immacolata immagine di lui, col suo sorriso fantastico e quel suo fare mozzafiato. Così mentre ripercorrevo dolcemente ogni singolo tratto del suo corpo mi addormentai, cullata dalla melodia più bella che avesse mai potuto accompagnare la mia vita: l’immagine di quel ragazzo stupendo. La mattina seguente, venne a prendermi lui davanti casa, e vi lascio immaginare la felicità nel vedere che era ancora lì, come un sogno che si riavvera ogni giorno. Mi preparai alla svelta e scesi. Ero già uscita di casa quando mi accorsi di essere in anticipo…
“Beh, siamo mattinieri? Ricordati che sono io qui quello che non dorme.”
Mi scappò una risata fragorosa, un po’ stridula e capii che non c’entrava nulla la sua affermazione, ero semplicemente estasiata dall’idea che ora tutti sapevano che lui era il mio cavaliere, l’altra metà del mio cuore.
“Beh?”
“Scusami, sono solo felice di vederti.”
“Sali, non vorrei che l’ispettore Swan pensi che sto aspettando il momento giusto per investirti.”
Per un momento rimasi esterrefatta, poi però capii che la reazione di mio padre non doveva essergli andata troppo a genio, comunque si vedeva che non se l’era presa troppo. Salii.
“Dato che siamo in anticipo… cosa mi racconti?”
“Beh, ci terrei a precisare che tu sei in anticipo.”
“Ma tu eri già qui.”
Mi voltai e vidi Alice seduta di dietro, al centro, strano che non l’avessi ancora notata…
“Capisco.”
Alice fece una smorfia strana a Edward, ma lui non la colse e mi sorrise, notando che avevo capito perché anche lui fosse in anticipo.
“Sai, stanotte non hai parlato nel sonno.”
“E tu come fai a saperlo?”
Gli chiesi ingenuamente, sperando che rispondesse che mi aveva osservato tutta la notte.
“Beh, io ti sono sempre accanto, ricordi?”
Mentre mi girai per sorridergli notai che Alice aveva una strana espressione, sembrava preoccupata… tuttavia la mia attenzione tornò presto sul volto perfetto di Edward.
“Hai sorriso però… due o tre volte in tutto… ma era ancora presto, eri appena andata a dormire.”
Probabilmente ero ancora in dormiveglia cullata dalla musica e coccolata dal pensiero di lui.
“Dobbiamo andare.”
Fu Alice a parlare. Edward continuava a sorridere, tuttavia nello sguardo gli si leggeva una sorta di strano nonsoché. Come al solito guidò come un pazzo e arrivammo a scuola in meno di cinque minuti. “Vedi Alice, potevamo stare ancora un po’ a chiaccherare davanti alla casa dell’Ispettore Swan.” Scoppiò a ridere, ma Alice ricambiò con uno sguardo di rimprovero.
Scendemmo dalla macchina.
Notai che tutti gli sguardi o quasi erano rivolti a noi, sguardi persi, increduli e affascinati, certo questi ultimi erano rivolti certamente verso Edward e non verso di me. Vicino al muro pieno di graffiti nella zona ovest del parcheggio stava poggiato un ragazzo che non avevo mai visto prima. Certo non mi ero mai curata più di tanto delle relazioni sociali se non extra-umane però ero sicura di non averlo davvero mai visto. Edward si fermò per un momento e gli si avvicinò Alice, aveva lo stesso sguardo confuso della sera precedente… non poteva essere una coincidenza. Ad ogni modo, saremmo dovuti passare per di là.
Camminammo tuttavia più lentamente del solito, a dispetto dell’andatura veloce e fluida di Eward. Non appena gli passammo affianco lui si sporse un po’ e Edward si fermò davanti a lui.
“Piacere, il mio nome è David Ingstad.”

TO BE CONTINUED…

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