Capitolo Quattro (Bright Fog)

4
Stesso Destino

Ero ancora preoccupata. Quel ragazzo aveva qualcosa di strano… aspettavo notizie di Edward. Quando tornai a casa Charlie capì il mio stato d’animo e subito avviò l’interrogatorio:
“Cos’hai piccola mia? Tutto bene?”
“Uno, non sono piccola affatto, forse di statura… ma che c’entra! Due, sì io sto bene.”
Salii velocemente le scale e mi chiusi in camera poi gli gridai:
“Tra cinque minuti scendo a cucinare, ho bisogno di una doccia calda, prima.”
“Sei sicura di stare bene?”
Sapevo che non avrebbe desistito, così gli piazzai lì una scusa banalissima, del tipo:
“E’ stata una giornata dura a scuola, ho solo bisogno di rilassarmi un attimo.”
“Vuoi che cucini io?”
Mi fece lui, preoccupato. Ovviamente la risposta che si aspettava era un “no” ma sapeva che per me cinque minuti di doccia volevano dire un’eternità sotto l’acqua calda e lui era palesemente affamato, comunque gli risposi:
“No. Tra poco vengo a preparare qualcosa di veloce.”
Mangiammo in silenzio. Io ero totalmente assorta nei miei pensieri, come sempre, e lui avrebbe voluto farmi così tante domande che alla fine decise di non dire niente. Tuttavia non era un silenzio piacevole come quello che vigeva durante i primi giorni di permanenza a Forks. D’un tratto sentii squillare il mio cellulare, che avevo lasciato al piano di sopra e così, sperando e presumendo che fosse Edward e che avesse molte cose da raccontarmi, mi congedai da mio padre. Arrivata in meno di cinque secondi al piano di sopra notai che il telefono non squillava più… una chiamata di Edward! Perché aveva messo giù?
Poi, sentii la sua voce calda dietro le mie spalle…
“Come mai ci metti così tanto a rispondere al telefono?”
Mi venne spontaneo saltargli addosso, poi però capii che mi stavo rendendo ridicola e desistetti.
“Come….”
“TI ho fatto uno squillo solo per farti salire.”
“U…uou… non è stato carino da parte tua andartene così stamattina. Dove sei stato?”
“Sono stato costretto ad andarmene così… non hai capito chi era, o meglio, cos’era quel ragazzo?”
“No… però ho pensato che…”
“E’ uno di noi, Bella, è un vampiro.”
Notai che chinò lo sguardo quando pronunciò quella parola.
“Ora ti racconterò tutto… mi ha portato in un paesino diroccato sulle montagne a ovest di Forks, disabitato, non l’avevo mai notato… ha detto che saremo andati a casa sua. Arrivati a destinazione, una casupola mezza distrutta di chissà quanti anni fa, mi fece accomodare con fare elegante. Gli interni di questo logoro luogo, tuttavia, erano raffinati e primeggiava la presenza di numerosi oggetti di valore di ogni sorta.”
“Quindi se ha una casa… vuol dire che non è pericoloso come…”
Non mi lasciò finire la frase.
“Da quel che ho avuto modo di capire, no, ma fammi continuare, te ne prego.”
Annuii.
“Lui si sedette davanti a me e mi disse chiaro e tondo: -Io so chi sei, Edward, non chiedermi come ma lo so… l’unico ricordo nitido che riesco ad avere, tuttavia, è che eravamo in ospedale insieme… 1918… ricordi?- Io sussultai, puoi immaginarlo… in primis perché capii subito chi avevo davanti e in secondo luogo perché la cosa mi spaventò… se è uno di noi, come può ricordarsi cose delle sua vita da umano? Ad ogni modo, lui continuò, impassibile, mentre io tentavo di mantenere la calma e di ascoltarlo… -Edward… sono venuto fin qui perché io credo di essere diverso dagli altri vampiri… ne ho conosciuti alcuni in questi anni e non avevano il dono che possiedo io… insomma, non ricordavano nulla della loro vita passata… e anche io non ricordo quasi nulla… se non te, io mi ricordo di te, Edward… e ho passato tutti questi anni a cercarti.- Rimasi ancora più sbigottito, dunque, un altro vampiro con uno strano ‘potere’ ma legato in qualche modo a me e che non può usarlo a suo piacimento… ogni secondo di quel discorso ha creato in me decine di interrogativi… tuttavia, per spezzare un momento quella discussione e per il tuo bene, gli chiesi di cosa si cibasse…”
Ebbi un sussulto.
“… ha detto che si ciba di sangue ed è scoppiato a ridere, così gli ho fatto una domanda più precisa: ‘umani o bestie?’ Lui si fece scuro in volto e mi rispose: -Sinceramente, non vedo la differenza… ma qui mi cibo di bestie, animali.- Non capii il perché di quella risposta, ma nel suo sguardo vi era sincerità… in ogni caso, io dovevo tornare da te, così l’ho invitato a casa mia questo pomeriggio. Voglio sapere tutto su quel ‘ragazzo’.”
Io lo fissai per qualche secondo immobile, zittita… poi presi coraggio:
“Voglio venire anchio.”
Se la sua espressione era già cupa, si fece totalmente oscura e mi fissò con i suoi occhi penetranti:
“No Bella, tu non verrai…”

TO BE CONTINUED…

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