Lo strano caso di Mr H.

Ricordo i bei vecchi tempi in cui avevo in cura il signor H. Un tizio simpatico infondo, ma ritenuto a detta dello stesso alquanto “strano” da chiunque lo conoscesse, salvo che da me ovviamente, il mio lavoro è appunto quello di trattare con questo genere di persone. Tuttavia trovai molto interessante questo caso in quanto non vi era una vera patologia o una ragione del perché gli altri ritenessero strano l’individuo in questione tra l’altro… chi lo conosceva lo riteneva perfettamente normale! La cosa strana è che lui si comportava davvero in modo strano con gli altri ma questi ultimi non se ne accorgevano e lui veniva trattato come quello di sempre, insomma. Possiamo dunque dire che il signor H. avesse voluto in tutti i modi rendersi strambo agli occhi degli amici e dei colleghi ma non ci fosse mai riuscito e ci misi un po’ a dare una risposta logica a questi due problemi. Del resto il mio lavoro si occupa esattamente del contrario: cercare di inserire nella società chi non è ben inserito e non cercare in tutti i modi di rendere strambo un essere umano agli occhi delle persone. Io stesso ricordo di aver diffidato più volte il signor H. dalle sue richieste ambigue e insolite ma lui rispondeva sempre dicendo che non poteva andare avanti così, che si sentiva troppo “normale”. Come curare dunque un semplice essere umano senza alcun problema? Per la prima volta dall’inizio della mia carriera mi sentii in difficoltà. Durante il secondo giorno della seduta scoprii qualcosa di interessante sul suo conto:
“Se mi sono rivolto a lei signore, è perché mi hanno detto che è il miglior psicoanalista di L. e sono sicuro che potrà aiutarmi, non è così?”
“Certamente, ma adesso, risponda a una domanda.”
“Certamente, mi dica.”
“Qual’è l’esigenza che la spinge a voler diventare a tutti i costi un emarginato?”
“Assolutamente nessuna esigenza, voglio solo capire cosa si prova e, Dio mi è testimone, non ci riesco in alcun modo. Per molti questo potrebbe sembrare una benedizione, ma non per me.”
Senz’altro scoprii qualcosa di interessante che si contrappose alla mia ipotesi iniziale, il signor H. era senz’altro pazzo e di conseguenza, paradossalmente, si trovava nel posto giusto. Non avrei più avuto scuse per giustificare la mia totale incompetenza nel campo, ma non è cosa da tutti i giorni rendere un pazzo… ancora più pazzo. Ma forse se lo avessi aiutato avrei fatto non solo il suo bene, ma anche quello di chi lo conosceva. E venne la terza seduta: ancora non mi era venuta un’idea chiara di ciò che avrei potuto fare di quel poveruomo ma sapevo che per prassi avrei dovuto somministrargli qualche farmaco. Mi sorsero però dei dubbi… avrebbe seguito le dosi prescritte? Certamente no… dunque pensando che, visto anche l’individuo, avrebbe fatto l’esatto contrario di ciò che gli avrei detto, gli diedi una medicina molto pesante e gli dissi di prendere ben sei pastiglie dopo ogni pasto, sicuro del fatto che ne avrebbe presa una, massimo due. Sempre sicuro di ciò, gli diedi ben quattro scatole della suddetta medicina, così che non sarebbe tornato da me per un po’ e la medicina lo rendesse più “normale”, così che forse non sarebbe tornato mai più da me. Sollevato lo congedai e lo ammonii di tornare solo nel caso in cui la cura non avrebbe funzionato. Quando ringraziandomi si richiuse la porta alle spalle mi sentii sollevato e allo stesso tempo felice, ero inebriato e non mi ero sforzato nemmeno più di tanto per risolvere i problemi del signor H., che infondo infondo, non erano nemmeno veri problemi. Tuttavia dimenticai un particolare: Mr. H. non faceva tutte le cose al contrario ma curava solo le relazioni sociali in modo strano, in tutto il resto si comportava come ogni normale cittadino di L. Ciò però mi venne in mente dopo, ed era troppo tardi per dire al mio paziente che l’avevo in un certo senso preso in giro, così proseguii la mia vita come se nulla fosse. Qualche mattina dopo ero in ufficio e durante un momento morto mi misi a leggere il giornale, la notizia in testa era la seguente:
“Mostro gira per le strade di Londra, le gente ha paura e si chiude in casa, la polizia rassicura: lo prenderemo, abbiamo già trovato un indizio.”
Andai avanti a leggere l’intervista al sergente della polizia:
“Esatto, abbiamo già trovato un indizio, si tratta della giacca del signor Hide, esatto: Mr. Hide conosciutissimo a L. e nelle vicinanze ma non riusciamo a trovare il nesso tra lui e il mostro, tuttavia il signor Hide non si vede in giro da un po’… stiamo prendendo in considerazione tutte le ipotesi e stiamo seguendo tutte le strade, adesso siamo sulle tracce del signor Hide.”
In un momento realizzai che il “creatore” di quel mostro ero stato io, e inspiegabilmente l’abuso dei farmaci aveva reso il signor Hide un mostro. Pochi giorni dopo lo trovarono: si era addormentato in un autobus dismesso e fermo da anni nei pressi di Piccadilly Street. All’interrogatorio fece il mio nome e il nome del farmaco, ma quelle che gli avevo dato erano le ultime scatole che mi rimanevano e non ve n’era più traccia e poi… chi avrebbe mai ascoltato un pazzo come lui?

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