L’uomo e il ciclope

Vagavano per mare ormai da giorni e il cibo cominciava a scarseggiare. D’un tratto un tal Prepote scorse col cannochiale un’isola lì vicino, prospera e verde, così dopo poco furono approdati sulla lunga e splendente spiaggia. Pascolavano libere mandrie di pecore perfette e anche l’ambiente tra pianeggiante e collinare offriva diversi alberi da frutto. Ogni tanto però, l’occhio poteva scorgere come piccole grotte, sparse qua e là, quali creature mostruose si nascondevano dentro quei meandri? Giunti nei pressi di una di quelle grotte, il perfido Odisseo, detto anche Oessido da coloro che leggono i nomi al contrario, subito sfoderò la spada e gridò: “Chiunque abiti qui, si faccia avanti e col valore difenda le proprie greggi! In caso contrario, noi che siamo soli e affamati ce le piglieremo e forse godremo anche dei frutti della vostra terra, poi se ci aggraderà ce ne andremo.” Silenzio. “Bene, allora…” Odisseo si stava già avvicinando a una pecora quando s’udì uno sbadiglio, proveniente dall’interno della grotta. “Ah, dunque qualcuno c’è! Destati o creatura mostruosa e mostrami la tua forza, vetami d’imporre il mio dominio su quest’inutile isolotto.” Ma nessuno uscì. Sentendosi offeso nell’anima Odisseo chiamò a sé alcuni suoi compagni e s’adentrò nella grotta e vide un essere enorme che dormiva su un gigantesco letto di paglia. Spaventato, fece cenno ai suoi compari di nascondersi dietro una botte di vino nell’ala ovest della caverna. Intanto il gigante si svegliò e si destò, ma con l’occhio ancora chiuso, tant’è che s’avviò solo verso l’entrata e la chiuse con una roccia gigantesca, poi tornò a letto e balbettò tra sé e sé “mammina hai lasciato la finestra aperta…” Tutti furono presi dal panico, poiché rimasti chiusi dentro alla caverna con quel mostro enorme, finché Odisseo non li placò gridando: “Suvvia, contegno!” Il gigante però si svegliò… “Chi mi ha svegliato?” Odisseo prese il coraggio a due mani e rispose “Son stato io, principe dei Feaci, Odisseo re di Itaca, vittorioso nella g…” Il gigante lo interruppe con un sonoro sbadiglio e si sturò le orecchie con un dito poi replicò: “Scusa ma non trovo i cottonfioc e non mi va di cercarli, quindi non ti sento tanto bene…” Odisseo indignato gli disse:Hai una bella faccia tosta a sfidarmi, ma sappi che per quanto tu sia grande e grosso non mi spaventi!” Il gigante ingenuo allora rispose: “Oh no, io sono un tipo pacifico, non farei male a una mosca” Odisseo sentendosi preso in giro si alterò ancora di più… “Tu, stolto, ci hai chiuso dentro! Aprici e forse ti lascieremo salva la vita!” Il gigante si grattò un momento la testa poi guardò Odisseo stupito: “c’è una porta sul retro, se volete… però io son sempre così solo e mi piacerebbe ogni tanto aver un po’ di compagnia, se restate, si potrebbe bere un po’ di vino tutti asssieme, dopodiché potrete andarvene. “ Odisseo girò i tacchi e fece cenno ai suoi compari di seguirlo poi disse al povero gigante: “Non rimarrei con una bestia abominevole come te nemmeno un secondo in più e nemmeno sotto tortura!” E stava già per uscire dalla caverna quando si sentì ferito nell’orgoglio pensando di avercela fatta così facilemnte, senza atti eroici… cos’avrebbe raccontato alle future generazioni? Che un ciclope misericordioso gli aveva concesso di fuggire? no… Così fece cennò ai suoi compagni di tornare indietro e disse al gigante buono, con voce palesemente falsa: “resteremo a bere con te e a farti compagnia, allora, purché tu ci offra del tuo vino migliore.” Così il gigante tutto contento non ci pensò su due volte e imbandì un banchetto degno d’un re dal quale ne uscì ubriaco. Prima di crollare sul divano sussurrò: “vi ringrazio… la vostra compagnia è stata davvero piacevole, Odisseo, ti auguro di tornare presto dalla tua Penelope e… e…” Non fece in tempo a finire la frase che s’addormentò. Odisseo intanto prese un grosso bastone e con l’aiuto di due compagni lo accese e avvicinò la grossa fiamma all’occhio del gigante gridando: “Noi siamo veri eroi, infine!” E lo colpì, poi fuggirono. Il gigante pianse tutta la notte e non poté più vedere né le creature né il bene che talvolta le caratterizza.


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