La coppia ridente

Erano una bella e invidiabile coppia: George e Catherine. Lui inglese fino al midollo, lei francese di origini italiane… che dire dei loro lavori? Lui si faceva chiamare “il comico vagabondo” e lei “la regina della strada”, ma lui non era un nobile aedo e lei non era un’automobilista rinomata. Certo erano bizzarramente stati loro a scegliere quello stile di vita, nonostante provenissero entrambi da famiglie relativamente ricche. Lui avrebbe potuto trovare un posto nel comune di Green Garden e guadagnare abbastanza per condurre un’esistenza discreta e lei avrebbe potuto fare la cuoca nella pasticceria di sua madre ed ereditarla alla morte di questa. Non credo nemmeno che fecero questa scielta per l’ebbrezza del rischio o cos’altro… semplicemente per divertirsi e per amarsi. Bizzarro infatti è anche il modo in cui si conobbero. Un amico di George aveva una band che suonava in un locale chiamato “The Cross” vicino al mare e il pianista si era ammalato così aveva interpellato George che al pianoforte era un mago. Lui aveva accettato subito ed era già lì a provare mezzora prima dello spettacolo, tra l’altro, doveva essere una serata importante per il gruppo di questo suo amico, gli era stato detto che avrebbero presenziato illustri personaggi. Uno di questi illustri personaggi era la contessa Baudelaire che veniva da Parigi solo per vedere quello spettacolo, poiché sua figlia aveva incontrato il cantante, l’amico di George, durante un soggiorno a Londra e se n’era innamorata. Così la madre, già contraria a quel prossimo fidanzamento poiché il ragazzo in questione era solo un cantante, voleva almeno verificare che sapesse adoperar la sua ugola in modo quantomeno accettabile. La signora era una dai gusti molto raffinati e tuttavia fu costretta, per paura di incontrare gente di alto rango e rivelare la sua destinazione, a viaggiare in seconda classe e in mezzo a quale plebe! Così arrivò a destinazione ancor più turbata e certamente mal disposta, quel ragazzo avrebbe dovuto suonare davvero bene; ma veniamo a noi! Questa nobildonna si era portata con sé la signorina Catherine, poiché sua madre non poteva muoversi da Parigi per motivi di salute ed era comunque una ragazza dabbene e affidabile. La porto con sé perché le preparasse sul momento dei pasticcini buoni ma non troppo raffinati da offrire al ragazzo nel caso in cui avesse suonato bene… in caso contrario non si sarebbe nemmeno presentata; ma siamo seri, se l’era portata con sé per avere un po’ di compagnia e una traduttrice, nel caso qualche plebeo le avesse rivolto la parola sul battello. Insomma, gli sguardi dei due ragazzi s’incontrarono per un fugace secondo e quel solo fu decisivo. Uscirono tutti e due dal locale di corsa e passarono infiniti secondi prima che lui la guardasse e le dicesse “Dai” lei capii e gli diede sicurezza con un cenno del capo. I capelli rossi di lei brillarono sotto la luce della luna e illuminarono il cuore del ragazzo. Entrambi si misero a correre vero la spiaggia lì vicino e ivi giunti lui le saltò addosso e da quella posizioni di amanti abbracciati sulla spiaggia non si disgiunsero fino all’alba. Lì le loro vite finirono o, se vogliamo, cominciarono davvero. Cosa ne fu del concerto e della nobildonna ci è ignoto ma azzarderei dire, lette sfuggitamente alcune pagine dei giornali scandalistici, che la nobildonna fuggì col promesso cantante e la figlia morì di crepacuore un mese dopo a casa della zia nella campagna parigina. Alcuni di voi diranno che il mondo è ingiusto, ma sono sempre le persone sbagliate a dirlo, o quelle troppo tristi o quelle troppo felici e di conseguenza questa frase “il mondo è ingiusto” assume un valore basso e volgare e invece di constatare un dato di fatto diventa un volgare argomento da discussione del tipo “Non esistono più le mezze stagioni”.

(il narratore spegne una candela profumata che non profuma e si appresta a coricarsi… probabilmente domani continuerà a scrivere, abbiate fede e buonanotte.)

Tornando a noi… i due fecero l’amore e si raccontarono le loro vite sulla spiaggia per tutta la notte e la mattina decisero di partire, di andarsene insieme. Andare dove? Dovunque, purché stessero insieme… mi direte “è una storia già sentita, questa” e proprio perché non voglio inventarmi nulla di nuovo e non voglio soffermarmi sui loro viaggi e vicissitudini, mi limetrò a dire che finirono a Parigi, dove lui avrebbe fatto il comico e lei la prostituta. A lui non interessava il lavoro di lei e a lei non interessava quello di lui, l’importante era che guadagnassero quel poco indispensabile per mangiare… per il resto, avrebbero vissuto solo d’amore, perché erano felici e quello gli bastava. Vissero per lunghissimo tempo assieme, non saprei proprio dire quanto, poiché il tempo è una cosa così soggettiva, così bella e così brutta, quando si è innamorati. La vita pareva avergli riservato le gioie più belle e semplici, vivevano bene, con poco, disinteressandosi del mondo, delle guerre, dei vizi e delle virtù, ma diventavano tutti i giorni sempre più saggi, seppur ciechi, sotto la guida dell’amore. Un giorno strano, però, si alzarono e si guardarono negli occhi. Il sole splendeva nel cielo e la primavera era oramai giunta. Si accorsero che avevano passato tutta la notte sopra un marciapiede vicino al Moulin Rouge. Lui la guardò e disse: “Mi dispiace, ma forse è il caso di…”

Lei lo zittì con un bacio e disse “Forse.” Poi se andarono per due direzioni diverse e non si videro mai più, e nessuno li vide mai più.

Tratto da: “Racconti o poco più” di Dave

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