Marmoreo

A volte capita di ricordare la propria infanzia… io ricordo di aver sentito, quand’ero piccolino, una storia che mi avrebbe segnato per sempre, forse perché non la compresi e non la comprendo tuttora del tutto. Si diceva che al di là delle mura, nella campagna, vi fosse la bottega di un giovane marmista, giovanissimo. Si diceva anche che lui fosse bellissimo, divino e per questo fu soprannominato da tutti “Marmoreo” per la sua straordinaria fisicità. Ma non era solo bello… era anche molto bravo nel suo lavoro, superbo! Dicevano riuscisse a riprodurre perfettamente tra le sculture più note di tutti i tempi e talvolta anche a migliorarle. Tuttavia non era capace di una cosa. Questo dio in terra non era capace di riprodurre il suo volto nel marmo. Inizialmente pensò che poteva essere a causa della sua bellezza, decisamente troppa per un freddo blocco di marmo! Poi però pensò al Discobolo e al Doriforo e infine anche al Laoconte e, messa da parte la megalomania, pensò: “Non è possibile, quelle sono sculture perfette e riesco a riprodurle al meglio… perché non riesco a imprimere il mio volto nel marmo?” Almeno si dice che avesse pensato così (come se le voci della gente fossero riuscite a leggere la mente di Marmoreo). Il ragazzo cadde in quella che noi, al giorno d’oggi, chiamiamo “depressione”. Si incupì, si intristì e divenne scontroso e solitario, ma non perse la sua bellezza. Il dottore gli disse che se avrebbe continuato così avrebbe rischiato seriamente la vita, ma lui non volle dargli ascolto. Poi, un giorno ebbe l’illuminazione e nonostante la malattia, la tristezza, la delusione… cominciò a scolpire. Inutile dire che la folla di persone attorno alla sua casa era più che fitta, oramai non passava nemmeno più la luce dalle finestre, ma tutti i presenti, e dico tutti, dissero che non vedevano nulla, nulla di quello che Marmoreo stava scolpendo, nemmeno i più vicini alle finestre. Il giorno dopo il tintinnio dello scalpellino cessò e con esso anche la vita di Marmoreo. Ora però la sua opera era visibile a tutti, il blocco di marmo era lì, sul tavolo, ma non era più solo un blocco di marmo. Era l’immagine di un ragazzo eternamente bello, con quella sua bellezza nota a tutti, mentre il suo corpo beato giacieva ai piedi della scultura immortale.

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