La monaca di Monza – Racconto

Andrò ora a narrarvi d’una signora che per gioco decise di farsi monaca a che non potè più tornare indietro.

Gertrude era la figlia d’un nobilissimo principe di Milano ed ei aveva per lei previsto, sin dalla sua nascita, un futuro di sfarzo e di sregolatezze. Oh, l’ebbe quest’ultime, ma a modo suo. Ci perviene infatti, da un gruppo di missive ritrovate nella casa del suddetto principe (mandate da Gertrude), la seguente storia, raccontata con fierezza da lei stessa.

Gertrude sin da giovine aveva provato una vocazione, seppur perversa, a farsi monaca, tuttavia l’estrema laicità che regnava nella casa del principe e il di lui desiderio come già compiuto per il futuro della figlia, soffocarono siffatta vocazione. Ma questo avvenne solo inizialmente… infatti, cresciuta e divenuta appena più autonoma, la principessina (la quale aveva già vent’anni) scappò di casa. Il principe la mandò a cercare per mare e per monti, invano; la principessa, invece, si ripeteva che sua figlia sarebbe tornata sicuramente. Nessuno poteva pensare che Gertrude potesse trovarsi in un monastero, perché tutti avevano dimenticato la storia della vocazione e credevano che una ‘ribelle’ (cosa la definiva il principe) come lei non sarebbe mai andata in un convento. E invece, come avviene quando cerchiamo disperatamente qualcosa, questa si trova sempre nell’ultimo posto in gui guarderemmo e lei si trovava nel convento di Monza. Stranamente, però, nessuno nel convento sapeva della sua presenza. Era entrata una notte funesta da una finestra sulla sala mensa lasciata negligentemente aperta da chissà chi. Gertrude si era poi rifugiata in un ripostiglio nell’ala ovest del convento, dismessa e poco frequentata. Per cosa fare poi nascosta in un convento? Semplicemente voleva divertirsi a spaventare le suore, questa era la sua vocazione: giocar burle a quelle povere pecore del greggie del signore. Così la notte si vestiva interamente di nero con un velo rosso e andava in giro per il convento a spaventar le poverette. La voce, tuttavia, non uscì dal convento, poiché fu ritenuto un fatto talmente strambo e sconveniente che si preferì interpellare un vecchio prete che abitava in una casetta lì vicino, perché esorcizzasse il demonio che infestava il luogo sacro. Il prete giunse la sera stessa. Benedì qualche cosa qua e là e poi si sedette di guardia in mezzo al corridoio centrale del convento con in mano una croce, un libro di preghiere consunto e dell’acqua santa. Congedò dunque la monache e restò lì in dormi-veglia ad aspettare il demonio. Alle 2 di notte il prete sentì dei passi che si avvicinavano a lui e vide una donna vestita di nero con un velo rosso. La conversazione tra loro fu accesa e insolita:

Vieni avanti dunque, lazzaro!”

Ti sembro forse il diavolo, sono una donna.”

Il diavolo ha mille forme ma io non ti temo, Satana, avanza e mostrati per quello che sei veramente!”

La donna si avvicinò lentamente al prete esorcista e vide che tremava… si avvicinò ancora un po’ e poi fece…

BUH!”

Il prete gridò e la badessa accorse in tutta furia, dicendo alle alle monache di chiudersi nelle loro stanze e di non uscire, qualsiasi cosa avessero sentito. Così la badessa vide il prete terrificato e s’allarmò anch’essa, cominciò a pregare non Dio, ma Satana di andarsene. Così Gertrude, sempre più divertita, prese parola:

Ah, scellerata! Tu che dovresti essere una pecora del signore preghi me, il male! Ti meriti davvero la punizione di Dio! Ma non posso lasciargli questo piacere… sarò io a punirti. E a punire te, fiacco esorcista, non avresti forse dovuto colpirmi con le tue preghiere e con la tua acqua anziché tremare davanti alla mia potenza?! Dunque per questa notte, per tutta la notte, peccherete del peccato più grande che avete tentato di fuggire nella fede. La lussuria prenderà il possesso di voi e davanti a me peccherete a non finire.”

E così la notte trascore gaia e peccatrice, i due inflessibili ministri di Dio giocavano frivoli tra di loro con uno dei peccati maggiori fino ad abbandonarsi totalmente. Non si accorsero nemmeno, codesti, che Gertrude (Satana per loro) se n’era già andata da molto. Le monache dalle orecchie tese, intanto, sentivano tutto e tra lacrime, risa, indignazione e scalpore s’accese la vita nel convento. Se un viandante cieco fosse passato di lì avrebbe pensato di trovarsi vicino a un bordello. E così fu per altri conventi e altri ancora. La mattina seguente i fatti peccaminosi ogni monaca e prete si ripeteva “Finirà all’inferno per quello che ha fatto”, lo pensavano forse un po’ per invidia, forse un po’ per redimersi. Ma Gertrude continuò finò alla sua morte e prima di andarsene pensò: “Non finirò all’inferno, infondo, sono nata in una famiglia laica, no?!”

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