Cuban Café Revolution pt.2

Così, tra superalcolici e ricordi le giornate passavano. Un giorno però, uno strano individuo vestito di verde giunse al café e con aria spavalda si avviò verso il proprietario: Tales. Su quest’ultimo vorrei soffermarmi, poiché tutti lì lo conoscevano, ma nessuno lo conosceva davvero. Non interpretate ciò che ho appena detto come la frase di un pessimo scrittore, ma come pura verità; infatti quando diciamo “quello è uno molto conosciuto” molte volte confondiamo la fama e le dicerie popolari con il carattere della persona stessa, che finisce il più delle volte con l’essere stravolto totalmente. Comunque questo tale non era del posto e il suo nome (o soprannome?!) ne era la prova, ma nessuno seppe mai da dove provenisse. Tutti dicevano che era un grande uomo (di stazza e di cuore) e su questo almeno non sbagliavano. Offriva il più delle volte da bere ai clienti, ma non a quelli nuovi! Come ci si potrebbe aspettare da una personalità lucrosa, no li offriva ai clienti di sempre, che oramai erano solo quei tre seduti al tavolo rosso. Sembrava che non gli importasse davvero né del bar né dei soldi, ma delle persone… viveva in modo affatto modesto, in una catapecchia su un cumulo di terriccio che i bambini chiamano “la collinetta”. Sembrava davvero che avesse aperto quel bar per trovare un po’ di compagnia e, nonostante oramai non fosse più frequentato e fosse mezzo distrutto, lui rimaneva lì e ci metteva tutti i suoi risparmi (ché aveva anche altri lavori!) per mantenerlo aperto. Dai più riceveva insulti e atti di compassione, ma a lui non importava, perché aveva sempre quei tre. Tornando a noi… la serpe s’avventò al bancone del locale ordinando il licuore più costoso che vi fosse, tutta la bottiglia. Tales guardò l’uomo con la muta da serpe e poi guardò i suoi baffetti lucidi di sudore e poi guardò il suo cappello vistoso, verde anche quello, e poi guardando bieco il singolare ometto gli propose un ottimo licuore locale. Non era certo il più costoso, ma Tales gli assicurò che era senza dubbio il più buono. Così la serpe guardò bieco a sua volta Tales e gli indicò un licuore alle sue spalle. Egli si girò, poi guardò la serpe e gli disse che quello non glie lo poteva dare. Allora il cliente s’alzò in piedi e tirò fuori un coltello dalla tasca, col quale trafisse il povero Tales. Lui cadde a terra, mentre la serpe gli faceva una ramanzina, ricorderò queste parole per sempre: “credi che non me lo possa permettere?! Sai chi sono io?” Così Tales, sanguinante, rispose: “Non è per quello, guarda il retro dell’etichetta, c’è un cuore… è l’unico ricordo che ho di mia moglie.” La serpe prese la bottiglia e la lanciò a terra con tutta la sua forza, poi uscì dal locale e s’infilò in una grossa macchina rossa che sfrecciò via in men che non si dica. Non sempre il rosso è il colore della speranza, a volte è anche il colore della morte. In ogni caso, i tre non riuscirono ad intervenire, erano troppo sconvolti dalla vicenda e non lo erano mai stati così in vita loro. Quel giorno piansero non più per i tempi andati, ma per quello che sarebbe stato il futuro…

[continua]

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