Giornata trasognata

Mi sono alzato stamattina preoccupato, lo strano sogno mi ha debilitato i neuroni e la stanchezza della mattina li ha uccisi totalmente. L’unico neurone ancora in vita si agita e si contorce, provocandomi un’indicibile mal di testa. Mi faccio la doccia velocemente e penso a farmi la barba, no, neanche per sogno, già fatta ieri anche a costo di sembrare uno che si trascura, infondo “la bellezza sta nella semplicità”. Già, facile a dirsi per le persone belle, per un efebo che senza vesti trasuda perfezione, per una donna dal fascino evidente, ma non per me… e anche se fossi bellissimo, adoro la sofisticatezza (è più che altro divertente cercarla che non mostrarla).Penso alla bellezza pura e semplice e mi viene in mente lei, com’è giusto che sia; la stanchezza di getto se ne va e trova posto la fretta e il desiderio di rivederla. Il mal di testa, però, c’è ancora. Scendo velocemente le scale e apro il mobile dei medicinali in cerca di un moment… ecco la scatola! La apro e… finiti. CAZZO. Così mi reco in cucina in cerca di un altra droga: il tè… per fortuna quello c’è ancora. Mi mangio uno squallido plumcake (si scrive così?!) ed esco, accendo il lettore mp3 in cerca di consolazione dal gelido freddo del mattino. Trovo una bellissima canzone dei Queen e una delle due cuffie smette di andare: destino avverso. Cammino ascoltando la musica dal telefono e saltellando ogni qual volta per tenermi caldo, passando immancabilmente per un idiota. Prendo l’autobus e già vedo i volti dei soliti studenti stanchi e senza un reale scopo, è l’autobus a guidarli, non è solo il mezzo ma diventa anch’esso lo scopo. Così mi apro un libro con la precisa intenzione di emarginarmi da quello scompiglio di voci e rumori caotici: mi metto a leggere “Il paradiso degli orchi” di Daniel Pennac, dove il protagonista, Malaussène, fa di professione il capro espiatorio… ironico quanto deprimente, insomma, il mio stile. Mi dimentico di tutto. Quando arriviamo salto in piedi con la voglia di sfondare i vetri e mettermi a correre, so che lei mi sta aspettando (quale egocentrismo!) ma non appena mi alzo e impreco contro l’autobus troppo lento quello si vendica rischiando di farmi cadere (chi la fa l’aspetti), mi aggrappo così a un sedile nella speranza che il bus non voglia darmi il colpo di grazia. Scendo e corro, ho bisogno di lei. La vedo e mi si accende il cuore: è bellissima! Eppure, come ella stessa ammette, non ha niente di diverso dal solito, ma il suo profumo… il suo viso… forse ero ancora immerso nel libro quando l’ho baciata, tant’è che mi è parso tutto un sogno, giacché io mi sentivo più che addormentato: totalmente defunto. I neuroni, infondo, erano già andati ed io ero freddo come un cadavere, sebbene il mio cuore fosse bollente… questo prova che non viviamo col cervello ma col cuore, ho sempre sostenuto che sia così e stamattina ne ho avuto la prova. La guardo. E’ davvero bellissima! E lei, che non è immodesta e immorale come me, pensa che non sia così, forse le donne sono troppo spesso adulate per saper distinguere i complimenti dalle “constatazioni di fatto di un uomo innamorato”. Poi un suono odioso mi costringe a salutarla, ecco che anche il cuore improvvisamente cessa di battere, è un suo bacio che lo riaccende, come sempre. Così mi trovo a leggere per due ore il libro, più tra le nuvole che non in terra. Passa un’altra ora, di nuovo un suono… stavolta però salvatore. Non mi sveglia affatto, quel suono, ma mi porta dalle nuvole immateriale a un sogno ad occhi aperti, beh, rimane sempre un sogno, credo. La rivedo e il mio cuore (e finalmente anche le mie mani congelate!) riaquisiscono calore. “Che bello”! Quella stessa frase che mi aveva detto qualche giorno fa, rivedendomi… avrei dovuto rispondere “l’onore è tutto mio!” E invece ho taciuto, come sempre, le idiozie da pseudo-gentiluomo che mi passarono per la mente e mi limitai ad abbracciarla… Che bello! Lo penso ogni volta che la rivedo… è inequivocabile: sono dannatamente innamorato. Il sogno si protrae e sento dinuovo l’odioso suono… dovrei andare… ma non voglio… che crudeltà la vita, e dovrò aspettare fino a domani per sognare di nuovo. La saluto e torno alla mia abitudinaria monotonia. Passano due ore tra discussioni politiche e morali con persone che non sanno che le due cose non esistono più e credono di parlare di cose concrete, me ne vado. Il sole m’illumina il viso ingiustificato “hai poco da illuminare, bastardo” mi vien da dire, ma lui se ne fotte, il sole se ne fotte di tutti e fa quello che vuole, è così… ora capisco il vecchio Eliogabalo… Un’altro autobus, arancione. Come al solito sto in piedi, è noioso stare seduti, anche se ti salva dallo spirito vendicativo dell’autobus. Due donne straniere vicino a me parlano e io non capisco, mi danno i nervi, e dalle faccie che fanno stanno probabilmente parlando di uomini. Lo capisci quando due donne parlano di uomini, anche quando non le senti. Le donne hanno una perfetta mimica facciale, lo sanno, e la usano anche per sedurre, credo sia così. “Ah, che bella!” Ancora una volta penso a lei e a quanto potrebbe essere la regina di tutte quelle donne agghindate e addobbate come alberi di natale preistorici di gioielli voluminosi e privi di gusto… lei è bella è semplice, è così… L’autobus si riempie di immigrati, quello vicino a me puzza. Ma non è che gli immigrati puzzino, anzi! Probabilmente ha appena smontato dal lavoro… mi annuso e penso “poi, puzzo anchio”. Scendo dal bus e devo farmi la lunga strada a piedi, il sole intensifica i suoi raggi mentre io combatto per farmi stare legata in vita la felpa “cazzo, sono troppo magro”, penso. Vorrei pesare sui settanta chili ed essere alto due metri, muscoloso da paura… certo non lo sono. Mi rassegno a tirarmi su la felpa suicida ogni cinque o sei passi. Intanto penso di scrivere questa storiella inutile, penso che se lei la leggesse potrebbe esserne offesa: sbandierare così in pubblico la sua bellezza! Penso che il sole ce l’avrebbe con me e che l’autobus domani mi ucciderà. E allora mi sento un po’ vittima come il caro (capro) Malaussène… aveva ragione mio nonno a dire che avrei dovuto leggere quel libro e che mi ci sarei immedesimato… già… Ma a differenza di lui, io non sono il protagonista di un libro… sono solo il protagonista di questo articolo noiosissimo.

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