Carote di guerra – racconto

Una grande guerra sta colpendo lo stato di R. e la popolazione ha paura. Tuttavia è uno dei pochi stati coinvolti che non ha impiegato la popolazione come milizia, solo soldati professionisti. I contadini sono rimasti a fare i contadini e i conigli sono rimasti conigli. Si perché si sa, che i conigli non combattono. Ma che, ma che, non son così sofisticato da parlar per metafore, si parla di conigli veri! Precisamente di un coniglio, che a quanto pare va a rubare le carote qui, nel piccolo paesino di P. I contadini sono infuriati, la popolazione anche. I contadini pensano “non permetterò a quel bastardo di un contadino di prenderlo vivo, lo catturerò e lo mangierò, un buon pasto finalmente!”, le donne pensavano: “cosa darò da mangiare ai miei bambini?! Se non ci sono più le carote non potrò più fare quegli orridi stufatini e insipidi brodini!” e i bambini pensavano: “vorrei vedere tanto il bel coniglietto bianco, che di questi tempi, il mondo è tutto più grigio…” Ma così, i contadini si sparavano tra di loro, le donne assaltavano i campi dei contadini in cerca di verdura e i bambini?! I bambini avevano trovato un campo pieno di buche e avevano pensato che fossero del coniglio, così, tutti indaffarati, avevano pensato di mettersi a cercalo. Ma quelle buche non erano tane di coniglio, erano mine inesplose, reliquie della guerra precedente. Chi avrebbe salvato i bambini?! I contadini si sparavano tra di loro vedendo conigli ovunque ed erano impegnati a difendere le loro proprietà dalle donne impazzite, queste ultime avevano assaltato i campi dei contadini e non si curavano certo dei figli se non per trovare qualche verdura schifosa da dargli in pasto. I bambini?! Mancava una notte allo sterminio. E in quella notte, il coniglio uscì. Uscì e gli venne voglia di carote, così si recò al campo di uno dei contadini e ne prese una e si mise a sgranocchiarla in faccia alle stelle… non avrebbe agito. Poi però pensò ai bambini e al suo stomaco… si disse “ah, doppiogiochista d’un coniglio infedele a te stesso!” però poi pensò che sarebbe stato nel giusto. Si recò al campo minato e ad una ad una, con tutta l’abilità di un coniglio, si mise ad estrarle dal terreno e a nasconderle in una tana lì vicino, stipata di carote. Non le avrebbe più riviste, quelle carote! Ma continuava. La mattina le pazze e frenetiche attività ripresero ma subito si congelarono alla vista del coniglio che nascondeva le bombe ai bambini, che già s’appropinquavano alla morte. Una donna allora, gridò “hip hip hurra Per il coniglio!” e gli vennero date un sacco di carote. Uno stolto d’un contadino però, ubriaco, non appena lo vide tirò fuori il fucile e gli sparò. Il coniglio però abilmente evitò il colpo che andò a schiantarsi contro la tana piena di mine e carote. Un’esplosione indicibile colpì la zona, ma nessuno si fece nulla, solo un grande bagliore li obbligò a chiudere gli occhi. Quando li riaprirono una fontana di succo di carota zampillava dal terreno! I contadini ne presero un po’ e lo vendettero a un prezzo spropositato come “petrolio di carote” a un riccone idiota, le donne riempirono ciotole e ciotole, pronte a fare le scorte per i bambini e questi ultimi, beh, si misero a giocare col coniglio davanti alla fontana e ogni tanto qualcuno andava a dissetarsi alla fonte arancione, soprattutto il coniglio, che aveva tanta voglia di carote.

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