Si possono fare le rivoluzioni?

Che domanda stupida e banale se lasciata così al caso, quasi un discorso da ascensore. Eppure io voglio rispondere, almeno provvisoriamente, quanto superficialmente, a questa domanda. Attenzione! Una risposta superficiale non è detto che sia errata o mal ponderata… semplicemente c’è un margine di errore (come di verosimile) del 50%. E siccome anni e anni di riflessioni non hanno portato a una risposta (o quantomeno a una risposta concreta) per questa domanda, perché non tentare? Poniamo due questioni dalle quali potremo derivare diverse considerazioni: le persone hanno bisogno di unirsi tutte coalizzando le loro forze per raggiungere e magari superare un potere divenuto immenso nelle mani di pochissime o di una sola persona; le persone hanno potere decisionale ma attuano il più delle volte scelte sbagliate. Analizziamo il primo caso… innanzi tutto se così fosse la cosa avrebbe un che di drammatico, ma ammettiamo che sia così e basta e che alle persone non interessi. Potrebbe l’unione di tutti i componenti della società (che di fatto non governano) assumere il potere anche momentaneo sufficiente per ribaltare una situazione politica sconveniente in breve tempo?! La mia risposta è che finché ci sarà la demagogia ciò non sarà possibile. Giacché molte persone si fanno influenzare dalle affermazioni ottimistiche quanto mendaci degli organi di potere e non potranno mai essere convinte a partecipare a una rivoluzione! Inoltre molte persone difettano in via più assoluta della lungimiranza necessaria che deve essere alla base di una rivoluzione programmata. Infatti stiamo parlando di una rivoluzione organizzata non di una rivolta civile, come forse molti di voi stavano pensando… ad ogni modo, ci vuole la capacità da parte dei cittadini di capire che anche se non stanno malissimo, nel futuro potrebbero stare molto peggio! E non certo per il destino beffardo, contro il quale nulla si può fare, ma per colpa della trascuratezza dello stato, e dei cittadini che non presidiano su di esso. Perché è compito dei cittadini valutare l’operato dello stato in cui vivono e l’operato sociale dei membri stessi della società per poter riparare qualche falla nel sistema, prima che diventi troppo grande per essere riparata. Ebbene le persone oggi non sanno più riconoscere uno stato con dei problemi e di conseguenza rifiutano la partecipazione attiva a favore o contro (nei casi più disperati) quest’ultimo per il suo miglioramento e per il benessere dei cittadini. Questo comportamente è probabilmente da ricercarsi nella tendenza delle persone a vivere in modo passivo e al diffondersi di correnti di pensiero tendenzialmente sbagliate (non voglio ora divagare iniziando a parlare di filosofia). Dunque la parte rimanente della popolazione, sprovvista di prove materiali (giacché le persone sanno solo guardar quello: le prove “materiali”) necessarie a dimostrare il malessere crescente dello stato e sprovvista di una quantità sufficiente di mezzi e di persone necessari alla diffusione e all’organizzazione di una rivoluzione, resta inerme e scoraggiata in una nicchia sporca della società e finisce col diventare peggiore della parte passiva e cieca della popolazione. Questa situazione non è estranea ai governanti che quasi sempre assecondano la passività della popolazione e un comportamento demagogo “a fin di bene” per non allertare quest’ultima. Da ciò però deriva una deduzione logica… e ci chiediamo… se andasse al governo una di quelle persone attive, attente al benessere della società, che sanno agire in modo retto e rispettabile, cambierebbe qualcosa? La risposta deve essere fatalmente e tristemente negativa, poiché il governo, come un piccolo popolo (che non ha nulla a che fare col popolo reale!) è costituito per la maggior parte da persone sprovviste di tali positive caratteristiche morali. E deve essere così! Purtroppo (o per fortuna, a seconda di come vedete lo stato, se cercate l’anarchia gioirete dell’indifferenza dei governanti) è questo lo stato che ci siamo abituati a sopportare, non a rispettare, a sopportare. Lascierò a voi altre eventuali deduzioni. Analizziamo velocemente il secondo caso: abbiamo potere decisionale ma lo impieghiamo male. E’ in parte vero. Diciamo che non abbiamo effettivo potere decisionale e abbiamo anche perso, come popolo, il diritto ad essere ascoltato ma dovremmo teoricamente ancora avere tutti e due questi diritti. Quindi se teoricamente le persone volessero davvero essere parte attiva dello stato potrebbero, interessandosi del sistema governativo ed eleggendo rappresentanti del popolo anziché maschere che coprano le insicurezze dello stesso, unendosi e revocando in breve tempo il potere a chi ne abusa o a chi ignora totalmente i doveri che la sua carica prevede. Eppure le persone non lo fanno, gli basta un titolo di giornale con la parola “scandalo” per sentirsi ripagate, “vendicate”, e per poter poi tornare alla propria cieca passività.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: