Quattro pareti

Ero lì, in piedi, ansimavo e mi guardavo attorno. Erano le stesse quattro pareti di cinque minuti prima? Sembravano delineare uno spazio chiuso, vero, ma infinito, infinitamente mio, il mio spazio. Ora invece sembravano volermelo togliere, sembrava che si accanissero con tutta la loro forza sul metro quadrato vitale in cui mi trovavo per soffocarmi, divorare insaziabili l’ossigeno che inutilmente stavo tentando di accaparrare nei polmoni. E’ che quando succede, quando succede che le pareti ti tradiscono non devi accaparrare ossigeno per i polmoni, ma per il cuore. E allora puoi gridare, e anche se non ti rimane più aria nei polmoni puoi sopravvivere col cuore ed è l’unico modo per schivare la morsa fatale, l’unico modo per evadere chiudendosi in sè stessi. Mentre gridi le pareti crollano, niente di ciò che soffoca rimane, ma solo quell’odore di nulla che ti toglie dalla bocca quell’odore di tutto, quel niente che ti uccide. Ma le pareti occorrono, in tutto, tengono chiuso in una stanza l’amore, evitano che si disperda e fanno sì che questo venga respirato ed espirato ogni secondo dagli amanti, rarefacendosi sempre più, concentrandosi sempre più, creando una nebbia sottile che s’infiltra nella pelle di questi e la rende profumata, dello stesso profumo delle rose quando vengono uccise per carpirne l’essenza.

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