Arrestato l’italiano medio

“ARRESTATO L’ITALIANO MEDIO”

Appare questa scritta sui muri di tutte le città, mentre la polizia incalza catturando sempre più persone. L’italiano medio, cieco, sordo e masochista, sta per estinguersi. Persone che corrono a destra e a manca invocando i nomi di fantasmi, politici e magistrati inesistenti. Una vecchia sta correndo con un giornale di gossip in mano quando passa davanti ad un negozio di elettronica e vede un televisore acceso. Il programma in onda era un telegiornale che mostrava un dibattito in parlamento. A mano a mano che i nomi dei vari parlamentari venivano invocati dal popolo supplicante le immagini scomparivano dal televisore, la vecchia spaventata si consegnò volontariamente nelle mani di un poliziotto, lasciando cadere il giornale. Allora il poliziotto lo calpestò a lasciò libera la donna, che esclamò “grazie a Dio!” e fu allora che il poliziotto si voltò e la braccò, per portarla in carcere. Fu così per giorni interi, la confusione più totale. Le mafie, senza più politici e senza più persone in circolazione, si estinguettero lentamente e non vi fu più traccia di criminalità. Tutto ciò durò sei giorni. Il settimo giorno dal silenzio nacque una melodia, un inno o forse un chiaccherio soffusamente melodico. Degli strani individui preso a passeggiare per le città parlando tra loro, sorseggiando caffé e concludendo ogni discorso con la frase “oh, in che bel paese viviamo”. La malvagissima setta degli intellettuali e degli anticonformisti aveva vinto, con un colpo di stato aveva eliminato i rivoltosi e si era accaparrata del governo del paese, per poi disfarlo. Ah che sfacelo! Il parlamento fu abbatutto e al suo posto fu eretta un’enorme biblioteca, la più grande mai vista al mondo, e da lì essi avrebbero regnato. Le carceri furono poi aperte. La criminalità era scomparsa e il tacito consenso delle persone che fino ad allora le aveva possedute si trasformò in spirito rivoluzionario. Si riversarono tutti contro la biblioteca e i criminali furono brutalmente uccisi, uno dopo l’altro. POi le persone si guardarono intorno. Sarebbe stato un peccato bruciare tutti quei libri, e alcuni presero a leggerne. Continuarono e continuarono e quando tutti furono usciti si trovarono uniti nella piazza, nessuno era tornato alla propria vita, la domanda che tutti si stavano ponendo era “come torniamo alla nostra vita? Da chi ci faremo controllare ora? Da chi ci dovremo nascondere?” Nessuno sapeva rispondere e nessuno aveva il coraggio di ammazzare l’altro perché considerato un criminale anch’esso. Da quel giorno le persone scoprirono di possedere la ragione e l’ottavo giorno, il lunedì successivo a quella domenica di massacro e riscoperta, fu eretto un monumento in memoria dei caduti: quei quattro pazzi che avevano acceso un lume nell’oscurità in cui era sprofondata l’Italia. Non furono mai venerati, mai ricordati, ma il loro ricordo visse nei cuori di tutti, di tutti coloro che senza più ombre riuscirono a ritrovare sè stessi. Non stiamo parlando del giorno dell’Apocalisse, non stiamo parlando della Rivoluzione Francese, ma di qualcosa di molto più grande… della liberazione delle persone, da gabbie che loro stessi si erano costruiti e da mentalità chiuse e conformizzate alla passività. Gli italiani hanno una qualità: sono patriottici, anche ai limiti della ragione, anche quando dovrebbe vincere la rassegnazione. Usiamo questa qualità per non permettere che il nostro paese venga definitivamente infangato e distrutto.

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