La prostituta che leggeva Oscar Wilde, l’attore e il cinico

Passeggiava avanti e indietro con fare disinvolto, il vestito dolcemente cadeva dalle spalle. Un volto perfetto, capace di illuminare la strada oscura la notte. Una città immensa, un sobborgo, un teatro di periferia, una prostituta che incuriosita osserva le luci dell’insegna appesantita dal tempo. Luci sgraziate, prepotenti, come quelle delle automobili che si fermano a chiederle un servizio. Lei rifiuta, rifiuta ancora.

Passeggiava di gran fretta, schizzato dalle automobili calpestanti pozze d’acqua. Si guardava talvolta intorno, per assicurarsi che nessuno lo stesse seguendo. L’attore comico guardò in cagnesco la prostituta ed entrò burrascosamente nel teatrucolo.

Passeggiava tranquillamente, osservando il cielo e i suoi colori fantastici: il nero. E la sua cravatta bianca ed il suo vestito grigio avrebbero dipinto una meravigliosa massima di Baudelaire se non fosse stato per il suo cinismo verso tutto. Verso la poesia, l’arte. Schifato passò davanti al teatro e alla prostituta, per poi continuare il suo corso, il cinico.

La prostituta si arrotolò una sigaretta e si andò a sedere su di una panchina lì accanto,guardando la gente e le luci che passavano. Quella sera non voleva fare nulla, nulla di ciò che concernesse il suo corpo. Tirò fuori dalla borsetta un libro di Oscar Wilde e ne sfogliò alcune pagine… “Come può parlare così male del teatro?” Sorrise tra sè e sè, per poi entrare nello stesso, dopo essersi infilata un lungo cappotto nero.

Il cinico tornò sui suoi passi, aveva pensato che quella sera avrebbe dimostrato a tutti che non era lui il cinico ma gli altri i creduloni. E come un Whistler moderno avrebbe con la sua eloquenza sbaragliato il pubblico, proprio durante lo spettacolo. “Che manie di protagonismo!” Pensò, ma sorrise tra sè e sè, ed entrò nel teatrucolo.

L’attore si stava preparando: trucco, veste… no, niente di tutto ciò, si stava preparando a rivoluzionare il mondo dello spettacolo, o a essere licenziato. Da troppo recitava come un semplice lavoratore, lui voleva innovare il teatro, cambiare il punto di vista delle persone, rendere dinamica o una manifestazione dell’essere per lui troppo statica. Durante il suo turno sul palco, avrebbe rovinato, o migliorato, tutto.

Fu quel momento, la prostituta stava per andarsene, disillusa. Il cinico stava per gridare “E’ tutta farsa! La vita è orribile!” E l’attore stava per scendere dal palco imprecando contro la folla parole che forse non avrebbero capito, un inno a tirar fuori le proprie reali personalità. Tutto ciò avvenne insieme, in un unico effimero e crudele momento, in cui l’umanità fu trafitta al cuore da parole e da persone dalle quali nulla di tutto ciò si aspettava, ma che avevano ragione. Cosa successe dopo? Non ne ho idea, io sono solo una di quelle tante persone che spaventate dall’inusualità e dalla novità fuggi dal teatro con senso di timore, l’uomo non è fatto per guardarsi allo specchio, ma per fabbricare specchi che lo ritraggano come egli vuole.

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