Sonetto dell’odio

Un grido che si scioglie contro il cielo,

fulmine rosso d’infame grandezza,

distruzione e gaia spensieratezza,

dolce e pungente come un asfodelo.

E ricade su un’ombra con asprezza

ma schivo al velen, morso di ratelo.

Nella carne affonda i denti con zelo,

ed infonde ed assorbe l’amarezza.

Il sangue cola del perdente vinto,

Sconfitto dall’amor rivolto a testa in giù,

e dell’odio tutto ciò è solo il plinto.

Cant’io lodi per color che son laggiù,

là nell’Inferno da odio pure cinto,

e che comandan li deboli ed i più.

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