Il Ritorno

Ero nella mia stanza, come al solito, infelice. Oh, ma non parlo dell’infelicità che comunemente s’intende. Io ho l’amore, ho la salute, ho i miei libri… ma mi mancava me stesso. Acquistai da un vecchio mercante uno specchio, da porre nella mia buia stanza, e vi posi un lume per poter osservare e scrutare in me quanto più possibile… per mesi logorai il mio sguardo affaticato alla ricerca di ferite nell’anima cui apporre punti di sutura, invano. Poi, una gelida sera abbracciata allo strascico d’Autunno, una dolce melodia s’insinuò nell’ambiente, poi nella mia mente. Il vento. Aprii la finestra temendo pure il freddo, e invece ne fui dolcemente accarezzato. Un alito dolce, femmineo, pervase la mia anima, poi le mie mani, la mia mente, scosse la polvere dai libri, destò antichi fantasmi. L’incessante dolore al collo causa prolungate letture alla scrivania non mi lasciava, ma ero come sollevato, allietato. Poi un rumore di cristalli, il vento si alza, ancora non gelo. Ritrovai me stesso, e scrissi.

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