La Bellezza

Son’io! Io che desto nel tuo cuore il fiato infernale

e brucio e son ossigeno e carbone, inferno e purgatorio

di quell’infame pellegrino che è il tuo cuore!

Ebbro, com’un Gaddo che si getti tra le fauci della morte,

pur di chiuder li suoi occhi alle propri sofferenze, tu

caddi prigioniero del mio bramoso sguardo,

tu diventasti lo specchio di te stesso, e non una parola fu

detta, non una lettera profanata e tutto si congelò sulla tua

retina color pioggia.

Ma oggi tu risorgi, è la tua dea che lo comanda!

E come una potente droga, i’ che fui la tua rovina

or mi prostro in cambio della tua mente, ché il tuo

cuore, è ormai nelle mie mani.

Cancella dalle polverose pagine della quotidianità

il mio nome invan trascritto, e stila il mio copione

su argentee pergamene, sigilla la mia essenza nelle

più profonde e inattaccabili catacombe del sapere!

Ora va’, suddito, scrittore, padrone, dio!

Va’ e porta la mia parola tra i ciechi uomini.

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