Classici e libri sopravvalutati

Vorrei aprire una discussione su come i classici non debbano solo essere considerati tali, ma rimanerlo. Quante volte a scuola ci sono stati affibbiati da leggere libri etichettati come “classici”, che tuttavia non toccano minimamente la nostra anima? Così anacronistici da non sembrarci nemmeno libri, ma un’insieme sconclusionato di parole? Se la risposta è “diverse volte”, vi invito a proseguire con la lettura di questo articolo.

E’ importante e assolutamente necessario distinguere tra due categorie di classici, anzi, tre.

1) I CLASSICI “TEMPORALMENTE”: Bene questi sono la categoria peggiore, poiché si sono meritati il titolo di “classici” un po’ per fortuna, un po’ perché sono stati scritti nel paleolitico. Attenzione, non sto dicendo che un libro scritto nel passato sia un pessimo libro (successivamente infatti citerò volentieri libri del passato più remoto), ma sto dicendo che, soprattutto in ambito scolastico, si tende a consigliare la lettura di opere che non solo non hanno niente a che fare con noi, ma che molte volte sono anche noiosi e pesanti. Si potrebbe dire: “è un tuo parere, un libro che magari per te è pesante, non lo è per un’altra persona”, possibile, ma scavate nel vostro profondo, e se avete letto diversi “classici”, ne troverete almeno qualcuno appartenente a questo genere.

2) I CLASSICI SOPRAVVALUTATI: Se nella categoria precedente la colpa poteva ricadere anche in piccola parte sull’autore, vediamo come in questo caso la colpa sia della storia, o meglio della tradizione che tramanda testi che possono anche apparire ben costruiti, ma che sono decisamente sopravvalutati. Se cercate su google “overrated books”, potrete trovare tutti i libri che in generale si danno da leggere agli studenti, ma soprattutto: le sorelle Bronte e Jane Austen. Mi chiedo, se la Austen non fosse stata “l’unica” donna a scrivere al suo tempo e se non fossero stati fatti vari film sulle opere di queste signore, si meriterebbero davvero il titolo di “classici”? Molte volte si sente dire, riguardo a questo genere di libri: “per l’epoca in cui sono stati scritti……” Questo non fa di un libro un classico. Un classico è un’opera il cui contenuto è senza tempo, scritto e strutturato in una maniera perfetta o quasi.

3) I VERI CLASSICI: Quelle opere dal valore universale, la cui struttura rasenta la perfezione, opere per le quali nessuno può dire “l’avrei scritto meglio” o “questa parte non è un gran che”, dove la soggettività può riguardare solo la voglia o meno di leggerlo o l’opinione dell’autore riguardo qualche cosa. Libri come il Genji Monogatari, un’opera immensa che però si legge velocemente per la perfezione nel lessico e nella struttura, sono classici, non Moby Dick. Ah, l’autore del Genji Monogatari è una donna.
Mi chiedo se al giorno d’oggi i classici siano solo i “sempreverdi” del dogmatismo scolastico che pur di non ricercare altri testi che nemmeno i professori hanno letto propinano all’infinito gli stessi titoli consunti e quelle opere che hanno avuto un’importanza nella letteratura per qualche ragione, e da quel momento sono diventati classici abusati. Forse mi sbaglio, ma vi inviterei a ragionarci su🙂

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