Il tempo

Com’in procella ‘l fronde d’un arbusto estivo,

tutte in danza calorosa e bella

ad Eolo son prostrate esauste

così il mio amore arde sotto il gioco

d’ustionanti luci e odor di pesco,

e frutti da gusti transumani son colti da questo.

Ma ecco che la brezza soffia

sulle bianche spalle d’un Carpine giocoso,

e foglie e germogli d’un verde cristallo tinti

giocosi s’aggrappan dolci al cor del padre loro,

e stan così in melodica armonia

come le note del fior del pruno in aere sparse.

E’ poi ‘l tempo dei faggi lievi di vecchiezza che

egoisti e un po’ maldestri ruban il color a li vicini arbusti,

le lor braccia stanche stringon l’ultime gemme pigre

e qualche baluarda spada verde sbeffeggia le bronzee compagne.

E se ‘l guardo d’un passante s’accosterà ai piedi d’un di questi

potrà mirar li riflessi ultimi d’oro brillanti dell’estivo sol che fu.

Ma le foglie stanche pennacchi di cavalieri reduci di guerra

in massivo silenzio si raggomitolano al suolo,

‘l sangue di lor linfa riempi i cuori delle volgar viole

di carmineo stupor e meraviglia, e in contemplazion

l’ultimi fior e spade ed ossequioso silenzio a mirare stanno

l’ultima danza dei figli del sole, ch’in fuochi attenuarsi declinano.

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